martedì 29 luglio 2008

Essere concreti

A Sant'Anna non c'ero, tornavo dalle ferie, a MonteGiove sì.Ho letto con interesse le mail scaturite dall'ultimo incontro, per colmare il dispiacere di non esserci stata.Ne ho un quadro confuso: discutere sulle nostre identità è importante, ma farlo per mail significa che è un tema che non è stato sviscerato all'incontro, e della cui discussione invece sentiamo la necessità.
Mi piace la proposta di Panajoli di provare a riconscerci nel tema della CURA: credo interpreti bene le motivazioni che ci spingono e uniscono, e che forse ci distinguono dalle persone che attualmente fanno la corsa al potere.
Vorrei poter dare il mio contributo a migliorare la comunicazione tra noi, agli incontri e nelle mail.
Gli incontri dovrebbero essere maggiormente produttivi secondo me, e quindi vanno organizzati meglio. Posso dare una mano a Petra, volendo, sono anni che assieme a mio marito conduciamo gruppi di persone e lavoriamo sul "buon dialogo", - nell'intento di dare voce a tutti, - facendo esercizio di ascolto col cuore,- perchè ciò che si condivide sia il profondo succo di quel che si vive e si pensa,- arrivando al termine ad una "buona decisione",- in un contesto in cui i bambini ci sono, seguiti e al sicuro, in modo che le madri possano partecipare alla riunione serenamente e integralmente
Le mail vanno indirizzate a "dalbasso@altraofficina.it", e non inviate come risposta, altrimenti si portano dietro tutte le precedenti discussioni rendendole pesanti e ridondanti. Dovrebbero essere senz'altro più corte: sono troppe, si fa fatica a leggerle tutte, ed a volte non si capiscono bene il significato e le motivazioni. Più corte e schematiche. Agili da leggere e capire. Spunti che rinviino ad un confronto diretto in sede di incontro.
Che ne dite, invece di fare polemiche, che ciascuno esprima per mail, semplicemente e schematicamente, i temi che gli stanno a cuore? Sarebbe un buon materiale, su cui impostare l'organizzazione del prossimo incontro!Io potrei dare un contributo in gruppi che trattino temi quali la comunicazione, l'urbanistica, la famiglia, l'integrazione, o la carta d'identità di questo gruppo.A presto
Pia Miccoli

Identità

Perdonatemi, forse ho sollevato un inutile ginepraio, non se Michele è più tanto contento di avermi invitato....Comunque, a mio avviso, non è così rilevante avere la stessa identità (non vorrei mai trovarmi in una riserva indiana di persone che la pensano uguale...) o rivendicarla o meno. Matteo parla di una politica "neutra". Ecco, secondo me la questione è proprio questa: la politica neutra non esiste, perchè è impossibile contemperare tutte le istanze, trovare la sintesi tra i migliori spunti di ogni pensiero, azzerare tutti i conflitti tra i vari portatori di interessi ed idee.Dire questo, secondo me, già vuol dire creare aspettative illusorie. Invece occorre sapere che qualsiasi scelta faremo sarà sempre una coperta corta. Per cui, la prima cosa, per me, è capire da che parte siamo disponibili e da quale no che la coperta ci scopra. E questo lo si può fare solo in base a preferenze condivise, che non sono certezze assolute, ma ci accomunano perchè rappresentano quelle cose a cui non potremmo proprio mai (o quasi mai, parlando di esseri umani...) rinunciare.Se vogliamo partire dal basso, credo che più dal basso di così non si possa....FrancescoPS: ogni volta che sento la domanda "da dove veniamo?" non posso fare a meno di pensare alla risposta di Guzzanti-Quelo: "da Foggia!"

Il nome, chi siamo, destra-sinistra

Non so se riesco a quotare per rispondere a ciò che è stato detto in precedenza negli ultimi messaggi.Quindi cerco di rispondere con un crossposting cercando di esprimere al meglio le mie opinioni e sensazioni.Devo confessare che ancora non ho capito ne chi siamo ne da dove veniamo ne dove andiamo ne il nome.Sono un disfattista: il mio modo di fare e di agire consiste nel mettere in discussione spesso ciò che si fa e si vorrebbe fare.Chi siamo.Spero di capirlo conoscendoci con calma faccia a facciaDa dove veniamo.Il portato di ogni singolo è sicuramente essenziale.Dove andiamo.Qui la faccenda si fa dura, e senza definire i primi due punti, si fa ancora più dura.Da quello che sta emergendo dagli ultimi messaggi che circolano, sembrerebbe che non si riesca proprio a trovare una sostanziale via comune (personale opinione).Sicuramente è interessante capire chi siamo singolarmente per poter definire il chi siamo collettivo e per poi definire le nostre prospettive e strategie.Ma la definizione collettiva dovrebbe avvenire senza rivendicazioni personali in mio personale parere.Io ho questo modo di fare, e soprattutto in questo momento potrebbe essere funzionale: mettere in discussione ciò che siamo stati per capire gli sbagli e non farne di nuovi. E probabilmente partecipare a questo gruppo rivendicando le proprie identità non fa certo bene. Personalmente sono d'accordo nel mettere in discussione tutte le grandi categorie e preconcetti che sono stati utilizzati nell'attività politica fino ai nostri giorni.Mi piacerebbe veramente contribuire nel costruire un qualcosa di nuovo e alternativo e di vero.Pino dice che gli va bene anche un movimento "religioso" (se non sbaglio).. a me no.Vogliamo fare politica? .. beh, in qualche libro avevo letto che la politica deve essere per definizione amorale (e quindi lontana anni luce da qualcosa di religioso e dogmatico; il relativismo esiste ed è sempre più vivo). Dicendo questo non voglio assolutamente discriminare nessun "credente", e non ne dovrebbe essere discriminato dal partecipare al gruppo. Con "amorale" intendo che i vari preconcetti e dogmi (politico-religiosi) non servono a niente, anzi rovinano la formulazione degli intenti comuni e collettivi nel momento in cui le rivendicazioni personali e dei singoli sopravvalgono gli interessi collettivi.Ho partecipato all'incontro di Monte Giove e non a S. Anna, per i presenti a Monte Giove: sono quello che aveva messo in discussione "la non violenza" scatenando un finimondo :) . Sicuramente non avevo utilizzato termini appropriati, ma nella sostanza non mettevo in discussione la "non violenza" come concetto, ma come PREconcetto. E voglio ribadire proprio questo: che non me frega niente se uno è non violento, brigatista, cristiano-cattolico, cristiano e basta, buddista, musulmano, anarchico, comunista, socialista, di sinistra, di destra o di centro sinistra o di centro destra (se è fascista inizio a preoccuparmi però); ma credo che sia importante tralasciare le rivendicazioni personali.Anche se dalle esperienze personali c'è sempre e comunque da imparare.Come mi piacerebbe che sia la politica? .. oltre che amorale (e Nietszche può aiutare a comprendere questo concetto) mi piacerebbe che sia anche cinica, nel senso che mi piacerebbe che sia priva di interessi (soprattutto dominanti) e rispettosa dell'etica (che non fa rima con "morale"). E sarebbe un bene che ci conosciamo prima di tutto come persone, e non come comunisti, 68ini, anarchici, religiosi ecc.Il nome.E' giusto definirci un movimento? .. personalmente mi sembra che stiamo diventando sempre più qualcosa che non si avvicina per niente ad un movimento.Queste sono solo le mie personali (e limitate) opinioni.Per il momento non mi dilungo di più.SalutiMatteo Vitali

Approccio Galileiano

Ringrazio Giuseppe per le sue esternazioni che mi danno l'opportunità di chiarirmi ancora di piu le idee cercando di rispondergli e di rispondermi (una parte di me la pensa vicino a lui), spero di non annoiarvi, se si , ve ne chiedo in anticipo scusa.
Condivido anche io appieno la necessità di conoscere la storia e quindi le radici della nostra realtà; tuttavia come il nipote (pur condividendo parte del DNA) del nonno,è diverso da lui , e forse ne costituisce in qualche modo un evoluzione (almeno io lo spero!),
anche un possibile futuro partito, non è detto che interpreti le sue radici nel modo che molti di noi si aspettano.
Ammetto tranquillamente che non ho ancora le idee chiare, e anzi questa elaborazione comune mi aiuta moltissimo nel divenire continuo di una mia idea, quindi grazie di nuovo a tutti voi.
Tuttavia sento che un nuovo efficace movimento dovrebbe avere l'ardire di battere sentieri ancora inesplorati verso il riggiungimento di qualcosa di migliore da tutti i punti di vista.
quello che uso è un po un approccio direi gallileiano;
faccio un ipotesi, tento di verificarla con un "esperimento" e confrontandomi con i risultati cerco di correggere la mia idea;
questo fatto continuamente non può che avvicinarci alla verità delle cose, e questo che ci piaccia o meno.
un altra riflessione, tutti noi (chi piu chi meno) ha bisogno di schemi mentali di riferimento, questi costituiscono lo scheletro della nostra personalità che sorregge il nostro vivere quotidiano; senza non ci sarebbe quel minimo di ordine che permette di operare eficacemente.
Tuttavia questi schemi oltre un certo limite diventano un po come le armature che invece di difendere rinchiudono dentro l'occupante;
che se vogliamo, è un po anche il concetto di molte malattie mentali, dove un meccanismo di difesa dell'individuo da normale e quindi "utile" si accresce fino a traboccare diventando una patologia piu o meno limitante e pericolosa.
Insomma credo che gli estremi servano, e non vadano demonizzati, ma solo come motore dell'equilibrio, la via di mezzo, una nuova via di mezzo, inedita.
Quello che sto cercando di capire grazie anche al vostro aiuto, è come avvicinarmi sempre piu ad una via di mezzo sempre migliore tra le infinite possibili.
La mia insomma è un po come la ricerca di uno scienziato che, tra molti limiti e ignoranze, cerca però con sforzo di capire i segreti della natura.
Il tutto però, non solo con un approccio teorio/mentale/intellettuale, ma anche in pari quantità con una verifica pratica/sperimentale sul campo, sempre pronto di fronte alle risultanze a correggere il tiro.
Un altra riflessione ancora sui leader, presa a spunto dai giornali di oggi.
pensando, che per i leader si debbano ipotizare regole in parte diverse dai comuni cittadini, bisognerebbe che se queste da una parte li rendono immuni da alcune cose lall'altra li obbligassero a doveri che il comune cittadino non ha, con relative pene.
faccio un esempio volutamente estremo, a ruota libera.
si potrebbe pensare man mano che l'importanza della carica pubblica aumenta, ad una forma di esenzione (parziale) dal giudizio della ordinaria magistratura, ma richiedere per l'elezione un percorso molto severo e quasi iniziatico simile a quello di alcuni re del passato, dove il candidato dimostri concretamente sia doti etiche che di capacità, mirando per il periodo in cui sarà in carica ad una dimensione quasi monastica, dove si tenda al bene della collettività piu che al suo, esso dovra sentire la realizzazione del se attraverso la realizzazione della comunità che gli è affidata , questo con uno spirito simile ai monaci francescani o buddisti.
un altra possibilità è che i leader eletti rinunciassero volontariamente alla loro privacy e questo in proporzione dell'importanza della carica.
forse queste non sono le proposte giuste, ma quello che vorrei è ottenere dei leader piu alla Gandhi che alla Berlusconi
chedo che anche i sostenitori dell'efficacia di Berlusconi non possano mettere in discussione l'efficacia di Gandhi , riuscito forse in sfide ben piu difficili.
scusate le provocazioni che possono sembrare eccessive ma sevono per il brain storming che credo serva per l'occasione.


un augurio di buona giornata a tutti voi

Ermanno

Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?

Innanzitutto devo dirvi francamente e senza esitazioni che considero lagiornata di Sant'Anna un arretramento rispetto a quella iniziale.Seguendo una vecchia suggestione di Lidia Menapace avevo cominciato le mielettere appellandomi ai compagni/e nonché amici/che, stando attento ognivolta che parlavo, un istante dopo l'altro, ad essere il più possibileinclusivo e a non creare occasioni di risentimento in altri diversi da meper sesso, età, cultura, studi, provenienza geografica e percorsoesistenziale.E poiché io sono uno di coloro che usano il termine "sinistra" per indicareuna situazione di rottura con questo presente, dopo avere letto alcunelettere di iscritti alla ml, devo constatare di essermi sbagliato; molto opoco non fa poi gran differenza.Un'osservazione preliminare: il termine "sinistra" è parte viva della storiad'Italia. Esiste dalla seconda metà dell'ottocento e non è solo sinonimo dipartiti o sindacati ispirati dalle dottrine di Marx, Bakunin o Bernstein, maqualche cosa di più ampio e complesso. Milioni, forse miliardi di persone,si sono ispirate ad esse. Tra quelle ci sono anche io. Ho i miei anni, lamia storia, il mio modo di comunicare. Posso essere anche ridicolo, manessuno mi può chiedere di essere una cosa diversa da quel che sonodiventato.Si dice: i partiti non servono. Allora cosa faremo quando il nostro gruppoavrà superato questa fase iniziale? Come decideremo di essererappresentanti-rappresentati nelle assemblee elettive o comunque sescenderemo nel vivo del corpo sociale per fare qualcosa? La verità è che lascomparsa dei partiti è la conseguenza della vittoria che una concezione delmondo, quella capitalistica, ha conseguito a danno dell'antagonista. Per cuine è derivata una concezione particolaristica, utilitarista ed egoistica,che ci fa sentire a disagio in ogni piega del nostro vivere quotidiano.Viceversa l'altra concezione riteneva e ritiene che il tutto è piùimportante della parte, che l'interesse della comunità sociale deveprecedere quello dell'individuo, la solidarietà sovrastare l'egoismo e ilbene comune quello particolare. Il termine "compagno" era lo scrigno e laperla di questa rappresentazione della vita.Non si può negare questa storia o, semplicemente, non tenerne conto, Citroveremmo tutti senza riferimenti culturali, inadeguati nei confronti dellarealtà che avanza, e avremmo molte difficoltà a leggere le cose chevedessimo scorrere davanti ai nostri occhi. Non riusciremmo, per dirne una,a capire il significato di termini elementari come fascismo e antifascismo.Gramsci vedeva il partito come "intellettuale collettivo", cioè come luogodi unione di tutte le intelligenze in una sintesi efficace ed efficiente. Insenso più ampio, una concezione condivisa dell'esistenza. Questo volevo direquando a Sant'Anna avevo accennato allo scavo nella memoria. Era iltentativo di superare la cesura, colmare il fossato, che la civiltà deiconsumi e dell'individualismo sfrenato aveva tracciato tra il nostropresente e l'epoca dei nostri antenati. Il Rinascimento l'hanno fatto gliartisti e i filosofi, ma l'opera compiuta dai contadini marchigianinell'arco di un millennio (900-1900) è assolutamente al di là di ogniimmaginazione. Non sarebbero mai riusciti a creare questo nostro paesaggiomeraviglioso se non avessero lavorato tutti insieme, duramente, seguendo ununico grande progetto collettivo. E' questa la lezione di Pasolini, ma anchedel nostro grande Paolo Volponi.Per cui, metodologicamente, credo che noi non si debba dire mai "questo è",bensì "questo io credo che sia". E dovremo ricostruire qualcosa che non siaun partito, ma ne contenga la storia, così come nel DNA del nipote c'èquello del nonno. E' il dubbio che deve muoverci, non la certezza. E primadi tutto dobbiamo trovare degli obiettivi grandi, pensando in grande. Conmolta umiltà e con altrettanta severità verso noi stessi.Fine della sparata.Peppe

martedì 22 luglio 2008

Vari orientamenti

Mi sembra evidente che tra noi ci sono diversi "indirizzi strategici" , ma forse questo non è poi cosi terribile, anzi....
direi che a prescindere dai vari orientamenti (tutti legittimi e rispettabili naturalmente), quello che ci accomuna è comunque la disponibilità ad un lavoro ed una elaborazione comune di quelli che sono i problemi sociali e del territorio.
questo non è poco! anzi....
direi che le diversità di vedute al nostro interno devono essere considerate una risorsa invece che un ostacolo.
il brain storming è tanto piu efficace quanto diversi sono i punti di vista dei partecipanti.
naturalmente un gruppo eterogeneo, ha molte piu potenzialità ma ha anche una difficoltà di gestione superiore...riusciremo nella sfida di far incontrare invece che scontrare i diversi?
se ci riusciamo avremo realizzato una base di partenza formidabile, il vero motore con cui affrontare un modo di pensare e far politica realmente nuovo.
ritengo molto positivo anche la conoscienza reciproca e lo scambio di esperienze oltre che di opinioni, a questo proposito non ho problemi a farmi conoscere.
io sono un ex cattolico (fino a 15 anni) un ex ateo (fino a 25 anni) un ex buddista (fino a 39 anni) ad oggi convinto, religione fai da te (ma non si sa mai per il futuro!).
come vedete un quache piccolo percorso l'ho fatto, e non rimpiango assolutamente nulla delle mie esperienze, ognuna contribuisce a comporre quello che sono.
come me, so che ognuno di voi ha il suo percorso, ognuno se ben utilizzato è una grande risorsa, valoriziamolo.

con profondo rispetto di tutti voi

Ermanno

Proposte per gli incontri

queridos amigos , los mails escritos por ustedes me pone de frente la realidad que vivimos hoy, todos, en el mundo occidental , esta discucion abierta en nuestro naciente movimiento dal basso , es la misma que tenemos hoy en Argentina y la misma de mis amigos en Dinamarca y en Espana. Esto me cuenta dos cosas : 1-REUNIONES ASAMBLEARIAS- que nuestras discuciones , dudas ,busqueda son plenamente justificadas y necesarias-2 - que son los mas humildes , los desprotejidos , nuestros hijos ,nuestro acerbo cultural , nustra calidad de vida actual y en el futuro ,nuestra posibilidad de influir en el proseso historico politico;las cosas que nos interesan, primea, y que vemos que cada dia van a peor.Me interesa aportar una propuesta organizativa , y ya que no voy a estar para la proxima reunion,por que vuelvo a Argentina en unos dias , lo hago a traves de este sistema. La propuesta es la siguiente:1-reuniones asamblearias para discutir tematicas generales como ser : Que significa ser un movimiento? que queremos logar con el nuestro? que entendemos por democracia? como funciona nuestra democracia? como son las organizaciones politicas que representan al pais? funcionan internamente de manera democratica? son necesarios los partidos , los dirigentes, las divisiones izquierda- centro- derecha? cual es la historia de estas diviciones? nos representan hoy? es posible una nueva forma de accion politica? existen las clases sociales? que ideologia tienen , tenemos? que es la etica? que es el medio ambiente , la ecologia, la bidiversidad ? la agricultura ecologica , biodinamica , etc?, que es el comercio ecuo- solidario , etc, etc?En estas reuniones se podria trabajar sobre textos , experincias personales, films,etc, que pueden servir de punto de partida para las discuciones 2- REUNIONES DE GRUPO- para profundizar temas y acciones de acuerdo a los intereses personales y / o grupales , planificar acciones inmediatas , analizar resultados , etc . Estas reuniones deberian trabajar sobre un orden del dia preestablecido y tener al menos tres horas de reunion general para analizar el resultado al que arribaron los diferentes grupos-3- SEMINARIOS ,SOCIABILIZACION, CONVIVENCIAS - estas reuniones serian de fin de semana , al menos dos dias .Tendrian como finalidad el profundizar el conocimiento personal ,el conocimiento general y practicar la convivialidad que une , enriquese ,afianza , hace el milagro de la vida. Para este tipo de reuniones , lugares como Sant'Anna me parecen especiales. A estas convivencias se puede invitar a otros grupos que nos cuenten sus experiencias , desarrollar actividades teluricas como paseos , teatro , mimos , titeres , etc , hacer un GAS , en fin , todo aquello que contribuya a darnos tranquilidad , felicidad, inspiracion,fuerza , coraje e ideas para construir el mundo que nuestros hijos se merecen. PERDON , PERDON , PERDON , por escribir en espanol , por ser una pesada y por amarlos ,hay amores que matan , como el mio! Gracias a todos por ser , a Andreina y Antonio por tener ese corazon tan grande! a Laura por aguantarme y quererme , a Michele y petra , por la paciencia y a todos, por que siguen luchando como lo hacen! Un abrazo fraternal - MIRTA

Destra-sinistra

io forse sono un retrogrado ideologizzato incapace di comprendere il nuovo che avanza, ma francamente non ce la faccio a trovare ormai irrilevante la divisione destra-sinistra (e qui, lo so, Gaber si sarebbe scompisciato dalle risate, ma lo ricordo con piacere perché lui più che con la sinistra se la prendeva con la riduzione della sinistra a delle parole d'ordine) o peggio ancora a scorgere una palingenetica sintesi tra le due trite posizioni, io una posizione ideale continuo ad avercela, ed è a sinistra. e se mi posiziono LÌ è perché non credo che la parola "sinistra" possa essere identificata con dei partiti, cioè riempita esaustivamente con i contenuti delle segreterie di Rifondazione + Verdi + Sinistra democratica + PDCI, né tantomeno con il PD - come invece sembra emergere dagli ultimi messaggi -, cioè con delle forme storiche, che più o meno nei termini della contingenza storica pretendono di interpretare e rappresentare dei valori. e non voglio con questo annullare qualunquisticamente il ruolo della rappresentanza politica, ritengo piuttosto che questa è sempre una realtà relativa e per le contingenze storiche può anche finire per ridurre o addirittura contraddire i principi da cui muove.
e ora arrivo al merito, senza voler insegnare niente a nessuno, e scusate se la faccio lunga e addirittura vado nell'ovvio, ma preferisco essere banale pur di chiarire la mia adesione a un movimento.
per me (e non solo per me dato che avrei il conforto di illustri pensatori, ma evito di appoggiarmi pedantescamente a dei nomi per appoggiarmi al buon senso, o, se questo può suonare troppo presuntuoso, alle mie convinzioni) sinistra significa democrazia, cioè un'dea di società basata sul principio che ogni individuo non ha solo diritti (civili e personali) ma doveri (civili e personali), e sulla condizione fondamentale che ad ogni individuo sia data l'opportunità di avere coscienza dei propri diritti e doveri, sapendo che il rispetto dei propri corrisponde a quello di quelli altrui nella pari dignità di tutti; e si contrappone logicamente a destra che significa aristocrazia, cioè un'idea fondamentalmente gerarchica della società, dove pochi avrebbero la qualifica e la delega a gestire ogni tipo di risorsa (materiale o intellettuale) "per il bene - o il male - di tutti", nell'evidente disparità di dignità fra individui. e queste, scusate, mi sembrano differenze non di poco conto.
certo, chi è convinto di poter delegare a colui che ritiene capace di risolvere i problemi ha una sua rispettabile posizione di destra, ma a me sembra che in Italia chi vota per Berlusconi più che vedere in lui quello che può risolvere i problemi di tutti, più che per uno spiccato senso della cosa pubblica, lo vota per vedersi tolta l'ICI - poi se lo Stato non avendo più i soldi dell'ICI non può più garantire dei servizi essenziali per tutti è un altro problema, e quello che non ho sborsato per l'ICI lo sborso dieci volte tanto per una visita medica non più coperta dal sistema sanitario nazionale, per iscrivere i figli all'asilo o a scuola, per prendere l'autobus ecc. -, e questo è un esempio di miope individualismo, cioè di destra.
la fastidiosa diffidenza verso il prossimo non è forse un altro esempio di individualismo?
e il modello delle letterine e veline, che squalifica la figura della donna ad una condizione decorativa, non riflette forse nei termini di una diversa importanza dei sessi il principio della gerarchia, cioè della destra?
il fatto che la gente si senta vicina solo quando gioca la nazionale di calcio non è anche questo un fenomeno, superficiale quanto volete, di destra, nel veder affermato un simbolo della propria nazione nel senso di superiorità verso altre nazioni, con la bandiera a coprire tutte le contraddizioni sociali di casa propria? (un tale - purtroppo non ricordo chi - disse che la bandiera è l'ultimo rifugio delle canaglie)
infine sulla questione della leadership, io non credo che i problemi di identità della sinistra possano avere una soluzione con una nuova - nuova ma che mi sa tanto di vecchio, visto che il decisionismo l'aveva imposto Craxi 30 anni fa (e ho detto tutto) - leadership. credo comunque che un movimento come quello "dalbasso" non possa porsi il problema della leadership, e con questo non voglio intendere che questo movimento "non possa avere alcun peso politico" per ridursi ad un'occasione "per scambiarci idee ed esperienze", anzi secondo me dovrebbe avere un grosso peso, o almeno commisurato alle proprie capacità, di sensibilizzazione verso le persone, e, in questo senso, di condizionamento delle scelte di chi è delegato a governare.
ciao
Vittorio

Precisazioni su destra e sinistra

Solo per precisare una cosa.
Personalmente non intendevo intavolare una discussione su cosa sia la destra, cosa la sinistra, dove sbagli l'uno o l'altro, ecc., anche perchè sono perfettamente conscio di aver esposto, necessariamente, una analisi molto superficiale e poco storica della faccenda. E sono altrettanto conscio che qualsiasi cosa si dicesse potrebbe essere ribaltata mille volte.
Volevo solo dire che, in questo momento e forse sempre, esiste un ventaglio di possibilità, tutte (e dico volutamente tutte, perchè ogni "fedele" considera le nefandezze commesse dalla propria parte "errori e distorsioni rispetto all'idea originale", per cui l'idea non viene intaccata. Personalmente non penso sia così, penso piuttosto che le idee hanno dovuto fare i conti con la realtà, ma questo è un altro discorso, che non apro...) con delle loro ragioni e una loro dignità.
Ora, non ci vogliamo chiamare destra o sinistra o altro, va bene, però bisogna pur condividere il punto in cui ci si vuole collocare rispetto a questo ventaglio. Sennò credo sia difficile andare già nel dettaglio.
E' anche evidente che la cosa migliore sarebbe prendere il meglio da tutto, ma io partirei dal capire qual'è il perno. Io l'ho individuato in questa tensione tra individuo e collettività, ma magari potrebbe essere altro. Personalmente ritengo sia una questione cruciale, anzi, la questione. Ma rimane una mia idea.
Scusate se, forse, il mio intervento è stato inopportuno, visto che, non essendo venuto, non conosco il punto a cui vi trovate, se non attraverso le mail.
Francesco

Sintesi tra opposti

mi complimento con Francesco che è riuscito a con il suo ragionamento a esprimere cose che anche io penso ma che non riuscivo a sintetizzare, credo che la sua analisi sia molto illuminante e fornisce un pezzo mancante al puzzle di quello che ci serve per creare qualcosa di nuovo , efficace e funzionale ai tempi che viviamo.
Anche io vorrei contribuire ( ma temo di non essere altrettanto bravo) con quello che spero essere un altro pezzo del puzzle.
Io personalmente vorrei vedere la nascita di un movimento che sintetizzi aspetti che ritengo positivi e che in passato sono stati attribuiti alla destra e alla sinistra.
i valori che vorrei salvare sono il confronto tra diversi che arricchisce, e un nuovo riformato concetto di leadership, vedo di spiegarmi meglio.
riguardo alle capacità decisionali mi sembta evidente che la migliore soluzione sia un sistema bilanciato , combinato e sinergico di due estremi; vediamo di definirli.
il primo è l'estremo che chiamero "democratico" dove la decisione è condivisa da piu persone possibili da riservare ad ambti strategici e in cui ci sia materialmente molto tempo per prendere la decisione e l'importanza dell'argomento giustifichi l' impiego di energie (tanto piu grandi quanto piu sono le persone del gruppo decisionale).
il secondo estremo è quello che chiamero " di comando", adatto a situazioni piu tattiche che strategiche.
in questo caso le capacità decisionali sono delegate nelle mani di un singolo individuo; questo è il caso in cui necessitano decisioni snelle e veloci e in cui non è opportuno dissipare eccessive energie.
per spiegarmi meglio un caso di decisione "democratica" potrebbe essere per esempio che nave comprare mentre invece sarebbe opportuno utilizzare il metodo "di comando" per decidere se con la nave passare a destra o a siniostra di uno scoglio affiorante apparso all'improvviso.
due estremi che devono convivere e dialogare, ciascuno opportuno nel proprio ambito, con tutte le sfumature necessarie per gli infiniti casi intermedi.
nella mia visione il sistema ottimale non vede tanto un estremo che vince sull'altro, quanto una trascendenza degli estremi al servizio sia dell'interesse comune ma anche della libertà del singolo in maniera bilanciata opportunamente.
sempre per fare un esempio estremo io considero gli estremi (destra sinistra, bene male, luce oscurita, ying e yang etcc.) non come contendenti di una battaglia da cui dovrà emergere un vincitore ma piuttosto come i poli di una batteria (più e meno) in cui l'opportuno collegamento dei poli permette di fornire energia e accendere una lampadina.
mi sono dilungato troppo scusate, ma non è facile esprimere certi concetti , spero di esserci riuscito.



perdonate, altra riflessione sul discorso di francesco, riguardo al fatto che alcune persone di "destra" ritengano la sola competenza sufficiente a ricoprire posizioni di comando.
qui francesaco dice una verità molti pensano effettivamente così; ma io ritengo si tratti di un ingenuo, tragico errore.
è si vero, che per "comandare" sono indispensabili competenza e attitudine ma queste sono da sole smplici abilità, al pari per fare un esempio estremo delle competenze necessarie per gestire l'energia atomica; questa può essere usata sia per il bene della comunità (centrali atomiche che producono energia) che per il bene del singolo individuo che le possiede ( costruire ordigni nucleari che danno potere) , purtroppo spesso il bene dell'individuo, quando è al comando non corrisponde al bene della collettività.
in questo caso penso sia indispensabile un qualche meccanismo correttivo.
ciao a tutti e scusate se vi annoio.

un saluto a tutti
ermanno

La cura

Penso che Chiara abbia trovato il nome del movimento. Ad un certo punto della sua e-mail dice : “incontriamoci, stiamo insieme, prendiamoci cura degli altri, della natura”.
Questo movimento ha, quindi, un nome, un obiettivo, un metodo: la Cura. Se volete, anche un inno, molto poco marziale, la canzone di Battiato (che non credo sia solo una canzone d’amore verso una donna: Chi ha dei figli provi a cantarla pensando ad essi).
Che si tratti di un metodo (quello intorno al quale abbiamo discettato a Monte Giove), non occorre spiegarlo.
Che si tratti di obiettivi, nemmeno. E ci veniva ricordato che un movimento che non abbia obiettivi non è un movimento ma un club intellettuale.
Gli obiettivi sono due: la cura verso gli altri e la cura verso la natura (o ambiente).
Per il primo, chi ha qualche anno di più, non può non ricordare la gloriosa esperienza di Solidarnosc in Polonia. E lo dico da vecchio comunista, ateo e materialista, che non si sarebbe vergognato allora di “militare” accanto al cattolico (e sostanzialmente democristiano) Lech Walesa, rispetto al quale Darpetti è un pericoloso criptocomunista. E questo per farla finita con la querelle se siamo di sinistra o che altro siamo.
Per il secondo, parlare di Cura verso la natura è la maniera per porre il tema ambientale in termini positivi e costruttivi, uscendo dal catastrofismo inconcludente dei mille no alle devastazioni, che ha caratterizzato questi anni.
Ho il vizio di anticipare obiezioni che nessuno si sogna di fare. Me ne faccio una: un movimento della Cura ha un sapore vagamente religioso, più che politico.
La risposta è "allora va bene così". Voglio un movimento in cui una ci possa stare anche con il suo credo religioso (cristiano, buddista o taoista). Io, per mio conto, voglio straci con il mio ateismo e la mia irreligiosità, che non ho più intenzione di mettere fra parentesi.

E' una proposta

Pino Panajoli

Valori di destra e di sinistra

Cari,
chiedo scusa se ancora non siamo riusciti ad organizzarci per venire da voi. Provo, però, ad essere presente "con lo spirito" qui dall'Abruzzo.
Innanzitutto per Chiara: e meno male che non sapevi scrivere...
Detto questo, vorrei sottoporvi una mia riflessione, che credo calzi a pennello con il disagio che serpeggia in alcuni interventi. Io lo attribuirei ai movimenti tellurici sotto i nostri piedi, per cui è difficile trovare un perno comune da cui iniziare a muoversi.
Chiara esprime la sua allergia verso termini quali destra e sinistra. Azzardo che la sua allergia sia causata da questa destra e questa sinistra. Ma non credo si possa prescindere da una constatazione: la verità in tasca non ce l'ha nessuno, tuttavia, il nostro sistema di valori è ... X, perchè preferiamo questa direzione ad un'altra. Credo che, senza chiarire questo elemento di fondo, diventi difficile anche iniziare a parlare del resto. Un po' come i postulati di Euclide: se non li si desse per buoni, non si potrebbe misurare neppure il tavolo da cui digito.
Per cui, vi espongo questa mia riflessione che parla di... scelte di campo. Portate pazienza...
Ci sono delle volte in cui d'improvviso si aprono degli squarci di comprensione che fanno impressione a te stesso.Ieri ho capito tutto di botto, perchè gli italiani votano Berlusconi, perchè destra e sinistra sono agli opposti ma si somigliano, perchè io odio il fascismo, perchè c'è ancora gente che crede nel fascismo e persino cosa succederà nel futuro. Ce la farò a spiegare tutto questo o mi stuferò prima?Ci provo...Le persone di sinistra non hanno capito un accidente di cosa sia la destra. Si contunua a stupirsi che gli italiani votino Berlusconi nonostante i processi e le televisioni. O, al limite, si dà come spiegazione il fatto che gli italiani siano come lui. Insomma, chi lo vota o è un mezzo delinquente o è un imbecille.Questa idea, oltre ad essere ovviamente falsa, perchè io conosco persone di destra che non sono nè l'uno nè l'altro, denota l'incapacità che ha la sinistra di capire.Il punto è che le persone di destra hanno una scala di valori completamente diversa. Loro pensano che governare non è alla portata di tutti, non qualsiasi cittadino può pretendere di decidere, ma solo chi ne ha le capacità. E chi ha queste capacità, proprio in quanto essere dotato, le userà per il bene di tutti. E il bene di tutti è più importante della morale e delle libertà dei singoli. Infatti, seppur rozzamente, chi vota a destra lo dice: l'importante è che ci risolva i problemi.Prendiamo l'esempio di Napoli. Per l'elettorato di destra non ha nessuna importanza che ci sia stata una compressione delle libertà di espressione e manfestazione. L'importante è che il capo abbia risolto un problema. Non solo. Il capo è in condizioni di risolvere il problema proprio perchè è al di sopra delle regole.Per cui è inutile continuare a strillare su Berlusconi, chi lo ha votato la sa benissimo la tiritera, ma lo ritiene "quell'uomo" al di sopra del bene e del male che ha le capacità per comandare.Alla base di questo c'è l'idea che le masse non sono intelligenti e lungimiranti, e che un politico eletto per tre anni non penserà mai al futuro (gli si può dare torto in maniera semplicistica?). Solo un uomo con certe capacità (quindi, con la licenza di rimanere anche al di sopra della morale e della giustizia. Il lodo Alfano in questo senso è illuminante!) lo farà. Ecco come si spiega il mix di Mussolini tra fascismo e socialismo. Perchè, sostanzialmente, il fascismo è una forma di collettivismo...dall'alto. Mentre il comunismo è una forma di collettivismo...dal basso. Ecco perchè sono così lontani, ma così vicini. Per entrambi il bene comune è supremo rispetto ai diritti civili e privati di ciascuno, solo che nel primo caso il bene lo stabilisce il capo, nel secondo caso il popolo.
Tra l'altro, lo stesso Veltroni è affascinato da questa concezione e lo dimostra quando addita i professionisti del no come la causa dei mali della sinistra e del paese. Ecco perchè le differenze si assottogliano sempre di più.
Invece la democrazia cos'è? E' il sistema di governo nato sull'idea che le libertà civili e private siano supreme, anche sul "buon governo". Io questo lo sento nel profondo. Ma se questa idea portasse l'umanità al suicidio? Come dare torto ai collettivisti (di destra e sinistra)? Eppure, mi ribolle il sangue al solo pensiero che non mi potrei permettere di mettere bocca nelle cose di governo perchè non è roba per me...O che mi vengano negate la libertà di espressione, parola, associazione, ecc..A questo punto, è chiaro come sarà il futuro. Premesso che le persone non vogliono rinunciare più a certi diritti, ma alla fine gli unici diritti che realmente interessano sono quelli che consentono di guadagnare e spendere liberamente, mentre per il resto lascierebbero tranquillamente fare a chi se intende. E premesso che governare richiede effettivamente competenza e lungimiranza che non puoi chiedere al salumiere sotto casa. Di conseguenza, la formula vincente sarà un mix (già sperimentato in parte da Mussolini, Hitler e adesso Cina): massima libertà in campo economico, massima autorità in campo prettamente politico.Vi piace questa prospettiva?
In conclusione, secondo me occorre scegliere: da un lato il valore supremo è la libertà del singolo (vedi America), poi via via vi sono varie sfumature, fino ad arrivare all'opposto, dove il valore supremo è il bene comune, perseguito con filosofie diverse (darwiniste nel caso della destra, illuministe nel caso della sinistra). Credo che, prima di scindersi in gruppi di lavoro che scendano nel dettaglio, occorrerebbe capire come ci collochiamo in questo arco. Non si tratta di riproporre vecchi schieramenti o appartenenze fideistiche, ma semplicemente di capire in quale prospettiva ci riconosciamo e su quali basi vogliamo costruire. Io sento come davvero decisiva questa distinzione, se volete molto più vera della distinzione tra destra e sinistra.
Il punto è che non è che chi vota "dall'altra parte" è un disgraziato, è solo una persona che ha un certo sistema di valori. Questo la sinistra italiana non lo ha mai capito o ammesso. Però è bene capirlo ed ammetterlo, perchè io non ho nessuna intenzione di trovarmi in un movimento che, come succede spesso, consideri "gli altri" tutti cretini. Va compreso che ognuno sceglie la sua parte in buona fede, e chi non lo fa in buona fede sta da una parte e dall'altra. Però, in buona fede, noi diciamo di stare LA'!
Francesco

Sant'Anna - gruppo Ambiente, territorio, agricoltura, salute e alimentazione

Considerazioni generali
Bisogna capire chi siamo e cosa vogliamo e soprattutto come possiamo incidere nell’ambito della sinistra.
Il punto di partenza dovrebbe essere cercare di capire quale è il bene comune e poi cercare di fare qualcosa per raggiungerlo (od avvicinarsi ad esso). Per porsi in posizione di vantaggio nei confronti della destra (o della non-sinistra) bisognerebbe provare a fare o a dire qualcosa di oggettivamente buono, di inattaccabile, appunto perché finalizzato al bene comune.
Il quadro di riferimento è quello di una democrazia che va perdendo i suoi connotati elementari: la prima conseguenza macroscopica è quella della rappresentanza politica, sia in termini generali (la qualità e l'etica delle persone) sia in termini concreti (le elezioni).
Parlando di ambiente, è necessario quindi capire le esigenze, le criticità, i bisogni: questo può essere fatto solo partendo dal “micro” per arrivare al “macro”.
L’impostazione delle strategie dovrebbe essere olistica, tale da considerare gli aspetti ambientali in maniera trasversale.
Per abbracciare tutti i temi del gruppo di lavoro (ambiente, agricoltura, territorio, salute, alimentazione) è opportuno partire da un argomento ben preciso e, attraverso un filo conduttore, affrontare tutti gli aspetti connessi.


Prime proposte di strategia

à È necessario imparare ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni quotidiane: bisogna quindi lavorare sugli stili di vita. Ci lamentiamo spesso che le regole del gioco no ci piacciono… allora cambiamo gioco e inventiamoci nuove regole! Un primo passo può essere quello di provare a cambiare la filiera consumo-produzione nel proprio territorio (in un ottica GAS);

à Per trovare alternative adeguate ai problemi ambientali è necessaria un’azione di analisi critica. Una prima proposta potrebbe essere quella di partire con l’analisi di un’attività produttiva (fabbrica o cava) che crea impatti sull’ambiente ma al contempo offre posti di lavoro. Attraverso questa analisi si può poi dimostrare che i “benefici” economici (soprattutto in termini di posti di lavoro) sono al di sotto dei “costi” ambientali che si verificato a carico dell’intera collettività.

à Viceversa individuare attività produttive “virtuose” (se possibile delle medesime tipologie individuate nell’analisi del punto precedente)

à la “configurazione” della democrazia, così come il problema della rappresentanza politica, possono essere affrontati partendo da un problema concreto/palpabile/visibile. Ad esempio: cava, lavoratori, silicosi, valutazione d'impatto, permessi, pressioni e condizionamenti su tecnici e amministratori, profitti, salari, perdite. Oppure, ancora: emiparesi da ictus cerebrale alla dimissione dall'ospedale, assenza di strutture riabilitative territoriali, polverizzazzione delle risorse in piccoli ospedali fatiscenti, amministratori paralizzati dal terrore di non essere rieletti, "managers" mediocri scelti per appartenenza e non per competenza. Nelle due sequenze sinteticamente rappresentate problemi quotidiani e il peso incombente di una democrazia dimezzata sono contestuali e interdipendenti.

Fare un passo avanti

Ciao a tutti!quale scribana designata del gruppo "Ambiente, territorio, agricoltura, salute e alimentazione" vi invio in allegato il breve e sintetico resoconto dell'ultimo incontro.A Sant'Anna non c'è stato tempo per approfondire i molti spunti emersi, ma le premesse già sembrano buone!Concordo con molto di quanto detto nelle ultime mail di scambio opinioni: Dal basso è qualcosa di estremamente positivo perchè dà la possibilità di condividere idee, scambiare opinioni e soprattutto di consocersi, cosa rara di questi tempi.Ora che i primi contatti sono stati presi, credo che sia importante fare un passo avanti, e continuare a conoscersi non solo attraverso il racconto (e la condivisione) delle proprie vite e delle prorpie esperienze passate, ma anche e soprattutto confrontandosi e lavorando insieme per raggiungere obiettivi condivisi.A prestogaiaPS: nell'elenco di chi aveva dato l'adesione al gruppo (che trovate sempre nel file allegato) mancano alcuni indirizzi e-mail: chiedo a chi li conocsce, di completare le e-mail mancanti
Gaia Galassi

Incontriamoci

Carissimi amici bassisti,
in qualità di donna e giovane, mi sono sentita chiamare in causa...
Premetto che non sono brava a scrivere e per questo potete tranquillamente dare la colpa al mio professore di Italiano Pino Panajoli :)
In effetti condivido un po' tutto quello che ha detto Michele nella scorsa mail.. iniziavo a perdere il filo con le varie discussioni, molto meglio guardarci negli occhi mentre condividiamo un pensiero.
E poi questa cosa che qualcuno vorrebbe farmi credere di essere un movimento di sinistra non la capisco... Cari amici, io ho ventidue anni e la politica con cui sono cresciuta (e sto crescendo), sia destra che sinistra, è proprio ciò da cui vorrei allontanarmi il più possibile.
Non ho avuto la fortuna di crescere in un contesto politico formato da leader carismatici capaci di entrare dentro la vita delle persone, ma piuttosto una politica fatta da individui lontanissimi da me, dalle mie gioie, dai miei problemi.
Dunque ne destra ne sinistra. Loro là, io qua, incompatibili.
Per molti è stata la sconfitta elettorale della sinistra la cosa che ha fatto scattare la voglia di incontrarsi in un nuovo movimento, per me invece, la sconfitta quella vera è sotto gli occhi di tutti tutti i giorni... negli sguardi vuoti di veline e letterine, nella fastidiosa diffidenza verso il prossimo, che sia un bimbo rom o il mio vicino di casa che taglia l'erba, nella tristezza di un paese dove la gente si sente vicina solo quando si vince un mondiale di calcio, nelle scelte politiche delle istituzioni della mia città che invece di servire i propri cittadini fornendo asili, edilizia pubblica e quanto altro, finanziano manifestazioni che devastano lo stomaco di tutti i giovani fanesi, ritrovati la mattina in mezzo a una spiaggia tra il vomito collettivo...So di essere cruda, ma è così; e io scusate lo voglio cambiare (anche se qualcuno nel mio gruppo a Monte Giove avrebbe voluto dissuadermi da questo, mi dispiace, ma tra i miei difetti c'è la testardaggine). Eccomi qua con la mia voglia di mettermi in gioco assieme a tutti voi.
In effetti c'è anche un'altra ragione per cui mi trovate qui, e sono i miei due bellissimi bambini. Loro sono il motore trainate di tutte le mie scelte, è sicuramente grazie a loro che credo possibile un cambiamento. Più motivata di così???
Quando ci rivedremo, ripartiamo da noi, dalle nostre vite, perchè la cosa più bella che potete darmi è farmi partecipe della vostra vita, e credo che sia così anche per voi... Liberiamoci dalle logiche escludenti. Qualcuno aveva provato a indicare questa strada a Sant'Anna, ma non è stato seguito..
Il guaio delle persone è che non riescono più a stare con le altre persone, quindi incontriamoci, stiamo insieme, prendiamoci cura degli altri, della natura.
Se devo dare un giudizio ai nostri due incontri, per me possono essere solo che positivi, è chiaro col tempo dovremo aggiustare la metodologia, ma per la sostanza è stato bello veder giocare i bambini, pranzare insieme e conoscervi.
Sant'Anna è stato utile per capire alcune cose secondo me:
-i gruppi sono il momento più efficace per far emergere qualcosa di condiviso (non significa un unico pensiero approvato da tutti, ma proprio uno sciame di pensieri che sono stati con-divisi, entrati nella testa di tutti, non riuscire a trasmettere quello che abbiamo dentro è così desolante).
-è utile dare ad ogni gruppo un tema e l'opportunità di mobilità, così una persona alla fine dell'incontro ha girato più gruppi ed è stato a contatto con più persone possibile
-sebbene la casa è bellissima, i bambini avrebbero bisogno di un luogo con più spazio e meno pericoli
-magari al prossimo incontro si potrebbe ripartire dai gruppi della mattina così come li avevamo lasciati, dato che molti discorsi sono rimasti sospesi.

Bene. Qualcosa mi sembra di aver detto, ora vi devo lasciare.
Spero di rivedervi al più presto.
Un abbraccio.
Chiara

Confusione

Ciao a tutti,Ho partecipato all'incontro di Monte Giove ma purtroppo non sono riuscito ad essere presente a S. Anna del Furlo.Devo ammettere che, leggendo gli ultimi messaggi non ho ben capito cosa sia emerso dall'ultimo incontro in cui sono stato assente.In particolare mi sono sfuggiti quali gruppi si sono creati "dal caos" la mattina.Mi permetto di sottilineare che sono rimasto un po confuso dalla diversità dei resoconti che sono girati in ml.Chiedo quindi cortesemente se sia possibile essere messi al corrente con un resoconto generale su *quali* gruppi di lavoro si sono venuti a costituire, in modo che ognuno possa dare la propria disponibilità a collaborare anche se non fosse presente a S. Anna.fosseI gruppi che ho inteso sono- comunicazione e informazione- territorio e ambiente (o qualcosa del genere)- gruppo "del fare"Mi è sfuggito qualcos'altro??Comunque sia, personalmente e per il momento mi rendo disponibile a contribuire al gruppo comunicazione e informazione.
Matteo Vitali

Sant'Anna - gruppo Comunicazione ed informazione

GRUPPO COMUNICAZIONE ED INFORMAZIONE
Partecipanti: Loris, Simone, Paolo, Michele e Petra (purtroppo non so i cognomi)
Provo a fare una breve sintesi: Michele, prima di andare via, aveva lanciato l’idea di discutere di uno strumento (giornale, sito, ecc.) che potrebbe fungere come catalizzatore per tutte le iniziative, rivolto all’esterno, ha parlato anche di una sua esperienza del passato. Dopo che è andato via abbiamo invece discusso di un mezzo informatico per organizzare la nostra discussione interna nel web, c’erano due proposte: costruire un blog, che permette a tutti noi di aggiungere testi, in modo di discutere prima tra noi ed emettere poi testi rivolti all’esterno. L’altra proposta era di costruire un sito “wiki”, con il vantaggio che ci sarebbe l’obbligo della sintesi, mentre la discussione sarebbe nascosta dietro la pagina con il testo visibile. Abbiamo anche discusso in generale del modo in cui potremmo organizzarci (anche per prendere decisioni), c’è un modo molto interessante che viene sperimentato già da un po di tempo in ollanda, si chiama Sociocrazia e purtroppo ancora non esiste niente in italiano, ma in autunno dovrebbe uscire un libro, qui vi mando due link, uno in inglese ed uno in tedesco: http://www.sociocracy.info/ http://www.soziokratie.de/soziokratie_0000.htm

Cominciamo da noi stessi

Ciao a tutti Grazie Michele per la tua e-mail, in un certo senso mi ha risvegliato. Da tre settimane leggo le e-mail che mi arrivano ma non sono capace di scrivere una sola riga. Mi sento sfinita, ho sensi di colpa, ma qualcosa mi impedisce di scrivere un resoconto e sono profondamente insoddisfatta anch'io, nello stesso tempo non voglio "tirare giù" nessuno. Concordo con il fatto che ci serve tempo per conoscerci meglio e che la fretta non ci porta da nessuna parte. Questa volta non mi sono sentita per niente a mio agio come "facilitatrice", ho fatto fatica a distinguere tra i miei bisogni e quelli degli altri, volevo contribuire col cuore e sono stata soltanto nella testa, in cerca di metter insieme 1000 pezzi. C'era chi chiedeva più struttura e chi ne chiedeva di meno e non ho espressa la mia confusione, non ho chiesto aiuto. Nonostante questo c'erano tanti spunti che mi interessavano personalmente, come il fatto di partire dal concreto e personale ed il discorso della leadership (o communityship?). Come fare allora? Ho una convinzione di fondo, ed è quella che mi fa proseguire con la "comunicazione nonviolenta" ( www.centroesserci.it ) , cioè che qualsiasi cambiamento che vogliamo vedere nella società comincia con noi stessi, con il nostro ascolto e con il nostro modo di relazionarci a noi stessi ed agli altri. Vorrei partecipare ai prossimi incontri soltanto con questo spirito. Anche a me mancava la tematica di come conciliare politica e famiglia, avevo portato mia figlia che, anche se è già grande, si è sentita un po’ persa.

Per adesso e tutto. Un caro saluto, Petra

Sant'Anna - Resoconto plenaria del mattino

Movimento dal basso
Corte di Sant’Anna del Furlo
Domenica 6 luglio 2008

Il posto in cui ci ritroviamo è bellissimo. Uno di quei posti che ti da pace.
Si capisce subito che l’orario di inizio non sarà rispettato.
Si capisce subito che saremo molti meno che a Monte Giove.
C’è qualche faccia nuova.

L’idea era di lavorare il più possibile in gruppi. Per cui si sarebbe dovuto fare un giro veloce per proporre dei gruppi.
Ma prendiamo atto che non siamo capaci di fare interventi brevi, e ogni volta sentiamo il bisogno di raccontare tutte le nostre motivazioni, fare lunghissime premesse ecc. Non tutti. In realtà i più giovani sono più concreti e concisi.
Alcuni esprimono anche dissenso rispetto alla divisione in gruppo e alla necessità di parlare poco. Ci sono idee diverse sul “modo” di discutere e di conoscersi che bisognerà affrontare.

Comunque, ecco un resoconto del giro in plenaria.
Peppe Scherpiani: credo che alla base del nostro lavoro dovrebbe esserci una riscoperta della memoria, le nostre radici, cosa c’è da salvare.
La sinistra è in crisi perché ha assorbito modelli culturali imposti.
Seconda cosa: riportare questa memoria e conservarla attraverso la scuola. Ad esempio attraverso la riscoperta di Gianni Rodari.

Pino Panajoli: continuiamo a fare un incontro di persone. Cerchiamo di capire che mondo c’è dietro ognuno di noi, cosa facciamo, quale dramma viviamo, cosa vogliamo cambiare e non riusciamo a cambiare.
Negli anni 70 nascevano continuamente gruppi che partivano da ciò di cui ci si occupava: Magistratura Democratica, Medicna Democratica, ecc. Ognuno produceva un pensiero alternativo a partire dalla sua esperienza.

Petra Quast: cerchiamo di focalizzarci su alcuni temi. Le tematiche sono tante e non possiamo occuparci di tutto. Serve anche fiducia su quello che fanno gli altri gruppi in cui non siamo.

Fulvio Tosi: nei documenti che sono giurati in lista (“Carta dei diritti del territorio” e manifesto “Un’altra politica”) ci sono già molti spunti da cui partire. Sui gruppi a me interessa il tema del territorio che già ne raccoglie tanti.
Poi dobbiamo capire anche come ci organizziamo per agire

Emanuela Giovannelli: siamo meno dell’altra volta, sia perché è luglio sia perché forse alcuni non si sono subito sentiti coinvolti.
Dalla volta scorsa sono successe cose gravi nel paese. In base a questo serve una finalità, che è recuperare spazi di democrazia.
C’è un arretramento culturale che colpirà soprattutto le donne. Quindi la questione femminile va posta.
Ambiente territorio agricoltura, ci metterei nutrizione. Starei in un gruppo come questo.

Andreina De Tomassi: molto d’accordo su questo aspetto della nutrizione, agricoltura biologica, GAS. Anche la frutta antica è memoria.

Laura Cambi: sono interessata al biologico. Difficile capire come contrastare la mentalità berlusconiana che si è imposta. Servono iniziative culturali.

Mirta Atencia: bisogna riflettere sulla democrazia, se la rappresentanza è uno strumento o se ci servono alternative.
Io preferisco le assemblee ai gruppi piccoli.

Loris Asoli. Lavoro in agricoltura biologica. Mi occupo di economia solidale. Io vorrei capire la natura di questo gruppo, le finalità, quindi può essere il lavoro sulla carta, ma sono anche d’accordo che ognuno parte da sé.

Bruno Montesi. Lavoro alla Regione servizio agricoltura. Interesse per un gruppo come questo è vedere le molte cose che mi legano ad un’idea di sinistra, ma ce ne sono molte che mi piacciono.
Mi interessa che alle elezioni amministrative del prossimo anno ci sia una presenza di Sinistra che possa stare nelle istituzioni.

Gabriele Darpetti: lavoro nel movimento cooperativo. Sull’analisi di fondo siamo d’accorso, bisogna veder se siamo d’accordo sulle priorità.

Roberto Amici: sono un medico ospedaliero. Agricoltura, ambiente, fino a salute, sono uno stesso ambito. Nel metodo farei un percorso inverso al solito. Ossia, non partiamo dai massimi sistemi, ma partiamo dalla specifico e da quello risaliamo al generale.

Ermanno Cavallini: lavoro nella cantieristica. Ci servono dei leader, il problema è la qualità della leadership che è in profonda crisi.

Alberta: mi interessa il tema della cultura, contrastare il degrado etico, sociale che c’è. Troppi hanno abdicato allo spirito critico. Cultura e formazione sono di base perché tutte le altre proposte fatte possano essere trasmesse e recepite.
Rispetto alla memoria bisogna separare la parte da salvare da ideologie che andrebbero aggiornate.

Lucilla Monaco: anche io sono per iniziare dal conoscerci bene noi come proponeva Pino. Tutti siamo d’accordo su alcuni valori e principi, ma bisogna partire dal nostro, cominciare da noi stessi.
Io sono per il fare, se conoscendoci abbiamo intenti comuni è più facile agire.

Chiara Notarangelo: d’accordo a fare gruppi tematici e all’interno partire dal personale che è molto politico. Il tema che propongo è il nostro rapporto con il diverso (immigrazione, integrazione…)

Michele Romani: sono ingegnere. Anche io credo sia importante conoscerci. La sinistra ha perso per due motivi
1) gruppo di intellettuali che ha perso il rapporto con quelli che doveva rappresentare (deboli)
2) doveva essere un catalizzatore di movimenti che vedo molto più vivi della sinistra, li vedo crescere e fare… Tutti ridotti a piccoli gruppi a sé stanti. La sinistra doveva fare da catalizzatore ma non ci è riuscita

Marco Zacchetti: sono facilitatore della Rete di Economia Solidale Pesaro e Urbino e seguo progetti didattici su questi temi. Come tematica propongo quella dei bisogni primari, alimentazione, aria, acqua.
Poi mi interessa esplorare le forme della politica che siano diverse dalle solite, dalla presa del potere ecc.

Marisa Lucciarini: mi interessano i temi dell’alimentazione e del biologico. Vorrei riuscire a far capire che c’è la possibilità di scegliere un modo diverso di fare.

David Donnini: sono un operaio ed è la prima volta che partecipo a riunioni di questo tipo. Sono d’accordo a partire da cose concrete.

Tiziana Gasparini: sto nelle donne in nero. Mi interessa il tema del conflitto inteso in senso costruttivo, saperlo attraversare. Mi ha spinto ad andare a Monte Giove il desiderio di incontrare persone diverse dalle solite. E’ importante il tema della bellezza e dell’autenticità, e dei beni comuni che non siano merce.

Fatima Morelli: ho esperienze in gruppi femministi, casa delle donne, donne in nero… Ho fatto sempre politica in questo modo. Sento un forte intreccio con il mondo del lavoro dove ci sono stati grandi cambiamenti.

Gaia Galassi: vorrei concentrare l’attenzione sul cosa e il come.
Sul cosa va bene quanto detto. Io propongo l’ambiente. Sono mamma e quindi ritengo importante il discorso di genere. Nei gruppi di lavoro occorre individuare priorità e proposte concrete.
Sul come serve una riflessione collettiva. Cosa vogliamo fare come movimento dal basso. D’accordo su stili di vita, gas, ecc. ma forse serve qualcosa di più. Va approfondito.

Carla Panatoli: faccio parte delle donne in nero ed ho una lunga militanza femminista e lunga storia di partiti. Io ho creduto negli ultimi anni di fare parte di un partito che facesse da fulcro per mettere in rete movimenti. Ma questa speranza è fallita. L’importanza di stare qui è quella di incontrare persone diverse. Condivido l’importanza della memoria purchè non diventi una bandiera e un rifugiarsi nel passato. Come tela propongo di riflettere su come vogliamo cambiare il mondo.

Valeria Rossi Berluti: sono ostetrica. Condivido che si fa politica partendo dai problemi concreti della gente e dai nostri. Mi aspetto che da qui si possa ricostruire un identikit della sinistra, i valori, le radici quello che si può condividere.

Michele Altomeni: propongo un gruppo di lavoro sul tema della comunicazione-informazione, in senso molto pratico, ossia costruire strumenti. Ma con il doppio obiettivo che questo sia un mezzo per fare rete.

Sandra Ferri: sono una ex assistente sociale e oggi gestisco un piccolo agriturismo. Sono per l’azione, mi interessano i temi che hanno a che fare con la persona, alimentazione, salute ecc.

Michele Gianni: vorrei che nascesse un gruppo sulla città di Fano, che discuta cosa fare nei prossimi mesi a Fano sul piano locale e nazionale. Un gruppo operativo che elabori contenuti e metodi di azione su quella città.

Ubaldo Gaggioli: è nato a Fano l’oratorio di San Cristoforo, gestito da volontari e genitori. E’ un esempio che si può ripetere. Quando c’è un problema, ci si organizza e si fa.

Adolfo Tagliabue: sono pensionato. Starei in un gruppo su ambiente e territorio.

Gualtiero Mancini: sono un pratico. Dobbiamo chiederci chi siamo ecc. Però poi dobbiamo cominciare a fare. Strumenti di informazione, iniziative pubbliche….

Simone Mancini: sono per la concretezza. Questo deve essere uno zoccolo duro da cui partire per allargarsi. Dobbiamo fare Informazione-propaganda. Capire perché gli operai votano altri partiti. Partire dai bisogni.

Sergio Labate: mi interessano i temi della comunicazione e delle forme della politica. Sono per la concretezza purchè compiamo azioni efficaci e non con l’ansia di agire.

Silvia Pierosara: mi interessa il tema della diversità (immigrazione, genere ecc.). Dobbiamo raggiungere le fasce più deboli della società a partire dai bisogni delle persone.

Roberto Mancini: i temi che mi interessano sono comunicazione, cultura, ambiente, territorio. In futuro mi piacerebbe fare una riflessione su un tema che la sinistra ha sempre trascurato: il ruolo dello sport, il corpo in generale. Lo sport veicola valori che sembrano neutri ma sono invece molto funzionali al sistema.
Nella memoria ci sono cose belle da salvare ma anche slogan vecchi da buttare
Un tema trasversale è l’indifferenza, la non responsabilità.
Poi ci sono i beni comuni e la difesa del pubblico.

Petra Quast: vorrei un gruppo sulla comunicazione, ma non sull’informazione. Sull’ascolto, il conflitto come qualcosa che ci può arricchire, come accettare posizioni che ci appaiono lontane da noi. Cosa è comunità come si ricostruisce, legame sociale, rapporti di vicinato.

Paolo Fanelli: lavoro per lASUR al dipartimento prevenzione, sono sociologo e infroamtico. Mi occupo di socioinformatica, ossia l’utilizzo dei mezzi per cambiare l’organizzazione, per far funzionare i gruppi ecc. Son per partire da noi, dai luoghi in cui operiamo. Starei in un gruppo sulla comunicazione, come metodi per fare rete.

Veronica Paoli: sono educatrice e cerco l’incontro tra persone diverse fuori dal mio ambiente che mi diano la forza e la capacità di lavorare in un certo modo. Ad esempio con i bambini non è indifferente come si lavora, e lavorando con i bambini quello è già un modo di fare politica.

Alla fine della discussione ci rendiamo conto che abbiamo le idee confuse come e più di prima. Allora si decide di affidarci al caos, come suggerisce il taoismo, ed infatti nascono i gruppi per aggregazione spontanea.

A questo punto però io devo andarmene per impegni familiari.

Ad ogni gruppo di lavoro viene dato il compito, oltre di discutere del proprio argomento, di:
- autorganizzarsi per proseguire il lavoro da qui alla prossima plenaria (che sarà in autunno);
- raccogliere nomi e recapiti dei partecipanti;
- stendere un verbale da mandare in rete.

Considerazioni e proposte

Ciao a tutti,

provo a fare alcune considerazioni-proposte. Per sintesi le scrivo in maniera un po' rude, ma naturalmente sono oggetto di discussione:

1) evitiamo di fare discussioni attraverso la posta elettronica, servono solo a creare conflitti e incomprensioni. Le cose che ci dobbiamo dire ce le diciamo in faccia quando ci incontriamo.

2) evitiamo di darci le pagelle e di ritenerci migliori degli altri. Impariamo ad ascoltarci e a cercare di capire cosa c'è di buono in ciò che dicono gli altri.

3) evitiamo di usare la parola "Sinistra" visto che ad alcuni non piace e comunque ha un significato diverso per ognuno di noi. Come suggeriva Luciano Benini a Monte Giove, parliamo delle cose in cui crediamo, per cui ci impegnamo, che vorremmo realizzare. Quando avremo le idee chiare su questo decideremo se è necessario trovare un nome che le raggruppi e le definisca, o se in realtà non ci serve, e se ci serve decideremo quale nome... Dal Basso non è una nuova Sinistra, Dal basso, è, appunto, dal basso. Uno dei problemi della politica è di essere basata su un mondo ad una unica dimensione, la larghezza, quella che va da destra a sinistra. La realtà è molto più complessa, di dimensioni ne ha 3 accertare, e secondo la fisica più recente anche di più... Una nuova poltiica dovrebbe fare i conti con questo.

4) Dal basso non è il processo di costituzione di una o più liste civiche. Se poi le persone che si incontrano dentro Dal Basso vorrano fare liste, candidarsi con partiti o altro lo fanno. Ma dentro "dal basso" non ci si occupa di questo.

5) Dal basso non è un movimento fanense. Ha aderenti di tutta la provincia, di fuori provincia e addirittura di fuori regione. Se i fanesi di Dal Basso vogliono creare un gruppo di fanesi lo fanno.

Detto questo aggiungo:

a) Decine di persone vogliono capire come è andata l'ultima riunione. In allegato c'è la mia parte di verbale. Ma è necessario avere i verbali degli altri gruppi di lavoro. Se non mi sono perso qualcosa è arrivato solo quello di Darpetti sul Fare. Appena possibile mandate gli altri. E mandate anche l'elenco dei partecipanti con i recapiti così aggiorno l'anagrafe. In questo modo anche quelli che sono rimasti fuori potranno aderire ai gruppi che sono nati e riprendere i fili del discorso.

b) Faccio notare una cosa: a Monte Giove abbiamo parlato molto di metodo, soffermandoci molto sulla questione donne e bambini. A S. Anna abbiamo tralasciato questa cosa. Ora rilevo che i messaggi circolati in rete da S. Anna ad oggi sono tutti di maschietti.
Personalmente sento forte il bisogno di avere un ritorno da parte delle donne e anche dai più giovani.

c) Io non sono soddisfatto. Non sono soddisfatto di come è andata S. Anna nella parte in cui c'ero. Non sono soddisfatto di come è andato l'unico gruppo di cui ho potuto leggere il verbale. Non sono soddisfatto di come va la discussione in rete. Ho l'impressione che stiamo perdendo pezzi. Che la tensione sul metodo vada scemando, e questo è uno dei motivi per cui perdiamo pezzi. E ho l'impressione che non vediamo l'ora di ripetere gli errori che hanno fatto in passato tutti i gruppi come il nostro, ossia, come non volevamo essere. Mi piacerebbe che ci confrontassimo apertamente su questo. Ma per carità non facciamo un dibattito. Ognuno parta da se, da quello che sente. Senza dover commentare quello che esprimono altri.

Un abbraccio dal basso
Michele